non ho tempo
DANIELA SOLIVE

Palazzo Robellini - Acqui Terme

dal 19 novembre al 4 dicembre 2011


Inaugurazione ore 18

non ho tempo


Non abbiamo mai tempo e neppure possediamo il tempo, il tempo ha vita autonoma, le Moire: Cloto, Lachesi, Atropo, tagliano il filo della vita senza vedere. Il loro sguardo è ingannevole ed è ingannato dal libero arbitrio, destino e determinazione confliggono e gli eventi accadono.
La premonizione appartiene al campo del destino oppure a quello della determinazione come autoconvincimento? In ogni caso, le carte, strumento di divinazione, non lo diranno.
Da questa considerazione prende spunto il lavoro di Daniela Solive che reinterpreta i Trionfi o Arcani maggiori dei tarocchi come oggetti, cose della vita che sopravviveranno alla vita stessa, indicheranno un passato, un presente e un futuro che il consultante vorrà leggere.
Olio su tela “volatile” con inserti di “perle”, “smeraldi” ed altra bigiotteria, drappi tessuti, passamaneria ad ornare la tela come certa arte povera, ma con il segno gotico della letteratura fantastica, i quadri sono materia di facile lettura che nascondono ermetici significati.
L’effetto è paragonabile al ritrovamento di vecchi oggetti in polverose soffitte, al ritrovamento di quinte teatrali in bui magazzini: stupore, inquietudine e al fine un piacere di possesso e comprensione con il dubbio che quel che si è trovato non sia quel che sembra.
Claudio Possenti

Biografia


Se per arte, tra le innumerevoli definizioni e significati, intendiamo comunicazione, Solive, ci prende per mano e ci accompagna a “vedere”. Vedere passando attraverso la sala degli specchi, dove immagini, soggetti e tecniche pittoriche si sovrappongono divise da quinte dietro cui Solive si colloca e gestisce le proprie emotività, come artificio naturale creato per difesa di timori e oggettive paure che le certe referenzialità lascino posto a mistificanti cliché, originati soprattutto da un tessuto sociale disgregato, distratto, spesso banalizzante. Solive è una instancabile e irrefrenabile ricercatrice di quinte dietro cui potersi collocare per cogliere e mostrare il variare degli aspetti emotivi attraverso le scene dell’ auto rappresentazione. Ogni quinta collocata è una terna, un riflesso originato da un centro-palcoscenico su cui si manifesta lo spettacolo della propria esistenza, pervasa da celate passioni compresse e da innumerevoli stati emotivi. Nelle pause, tra i vari quadri di scena Solive si “accomoda” tra gli spettatori, lasciando che Daniela si affascini giocando, provando a passare attraverso gli spazi tridimensionali tracciati dalle immagini, che specchiandosi e riflettendosi, tessono un intricatissima tela. È il gioco che preferisce, che la attrae e che da sempre identifica le proprie emozioni e immaginazioni, in uno spazio illimitato e atemporale, ove i confini “geografici” originari si fondono per poi rifocalizzarli, come visti attraverso una lente di ingrandimento. Sabbia, paletta, rastrello e secchiello, sono ora da Daniela sostituiti con matite, colori, segni, spatole, tele, accovacciata sul bagnasciuga delle emozioni e della comunicazione. Prof.
Francesco Berardi

Contatti


Per informazioni: info@danielasolive.it

Invito


Se per arte, tra le innumerevoli definizioni e significati, intendiamo comunicazione, Solive, ci prende per mano e ci accompagna a “vedere”. Vedere passando attraverso la sala degli specchi, dove immagini, soggetti e tecniche pittoriche si sovrappongono divise da quinte dietro cui Solive si colloca e gestisce le proprie emotività, come artificio naturale creato per difesa di timori e oggettive paure che le certe referenzialità lascino posto a mistificanti cliché, originati soprattutto da un tessuto sociale disgregato, distratto, spesso banalizzante. Solive è una instancabile e irrefrenabile ricercatrice di quinte dietro cui potersi collocare per cogliere e mostrare il variare degli aspetti emotivi attraverso le scene dell’ auto rappresentazione. Ogni quinta collocata è una terna, un riflesso originato da un centro-palcoscenico su cui si manifesta lo spettacolo della propria esistenza, pervasa da celate passioni compresse e da innumerevoli stati emotivi. Nelle pause, tra i vari quadri di scena Solive si “accomoda” tra gli spettatori, lasciando che Daniela si affascini giocando, provando a passare attraverso gli spazi tridimensionali tracciati dalle immagini, che specchiandosi e riflettendosi, tessono un intricatissima tela. È il gioco che preferisce, che la attrae e che da sempre identifica le proprie emozioni e immaginazioni, in uno spazio illimitato e atemporale, ove i confini “geografici” originari si fondono per poi rifocalizzarli, come visti attraverso una lente di ingrandimento. Sabbia, paletta, rastrello e secchiello, sono ora da Daniela sostituiti con matite, colori, segni, spatole, tele, accovacciata sul bagnasciuga delle emozioni e della comunicazione. Prof. Francesco Berardi

Presentazione

Biografia

Il Matto

Contatti

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